Quando ho iniziato a occuparmi di Coaching sapevo che  i miei compagni di lavoro sarebbero stati  Obiettivi e Performance.

Questi 2 termini ricorrono ovunque, in ogni campo: life, business, financial, health.

Essi non nascondono semplicemente il fine dell’agire  ma  il concetto stesso  o la necessità di assumere un atteggiamento sfidante nella propria vita.

Possiamo essere tutti d’accordo che la vita non sia facile per nessuno, indipendentemente da classe sociale, posizione economica, maggiore o minore accessibilità a risorse e strumenti. Possiamo avere tutto a disposizione, non avere alcun ostacolo ma non riuscire a ottenere quello che vogliamo.

Viviamo in un mare di complessità, difficoltà , ostacoli, imprevisti, volubilità delle situazioni, contesti mutevoli e non sempre trasparenti, incertezza. Questo sentire è una certezza, comunemente condivisa.

Cosa fare davanti a scenari così?

 Arrendersi?

 Rinunciare?

Questa è la strada più efficace per fallire, per rimanere irrealizzati, per rinunciare al dono della vita che ci è stato fatto.

 La vita va onorata. E quale maniera migliore se non realizzare se stessi e portare il proprio valore aggiunto al contesto in cui viviamo. Una persona che realizza sé stessa è una persona felice e le emozioni sono contagiose.

Possiamo creare e porci una infinità di motivi che ci spingano ad andare avanti, personali e collettivi. Ognuno di noi può, anzi dovrebbe,  individuare obiettivi e impegnarsi a dare il meglio di sé.

In realtà, non è così.

La decisione di cambiare è una scelta profonda, che passa attraverso la consapevolezza di ciò che si è e la presa di decisione volontaria di ciò che si vuole essere.

Molto spesso proviamo  un senso di insoddisfazione, accusiamo una sorta di frustrazione per non avere ciò che desideriamo; nonostante questo non troviamo la molla per metterci in gioco e giocare la partita della nostra vita fino in fondo.

Ci lasciamo vivere. lasciamo che le giornate, i mesi, gli anni trascorrano nel senso di incompiutezza.

Sappiamo che quello che siamo non ci basta, vogliamo  migliorare la nostra condizione ma continuiamo a rimandare perdendoci in situazioni e attività che otteniamo più velocemente e più facilmente ma che ci soddisfano parzialmente. Non riusciamo ad essere soddisfatti, non riusciamo a provare gratitudine ma rimandiamo la decisione di fare qualcosa di diverso. Questa si chiama procrastinazione.

Cos’è la procrastinazione?

 Quando è dannosa?

 La psicologia ha una definizione precisa.  E’ l’attitudine a rimandare. Essa si configura quando  rimandare è una scelta volontaria  e senza una data e non la conseguenza di un ostacolo oggettivo, che ci obbliga a rivalutare la situazione, a riorganizzare e a stabilire una nuova scadenza. Essa presuppone anche sostituire le attività previste con attività ludiche o di nessuna urgenza ed importanza.

Cosa fa si che un qualcosa non venga mai messo in moto o si rimandi senza una data precisa, nonostante sia funzionale ai nostri obiettivi?

Proviamo a riflettere. Essa può presentarsi in tutte le fasi di individuazione, progettazione e realizzazione di un obiettivo.

Nella fase di progettazione di un obiettivo, il non dedicarsi mai alla sua creazione può significare

  1. Che l’obiettivo non tocchi un bisogno/interesse davvero importante, quindi non smuove le emozioni e le energie necessarie a provocare l’azione;
  2. Che l’obiettivo sia importante ma la sua formulazione porti la persona in una zona di panico, perché richiede una evoluzione importante;
  3. Che l’obiettivo non sia stato individuato con chiarezza, esplicitando effetti positivi e scenario ideale post ottenimento

Nella fase di progettazione, ossia quando si passa dal sogno/desiderio al vero e proprio obiettivo, con l’individuazione delle azioni da fare e  la pianificazione temporale scadenzata; la procrastinazione può significare

  1. Blocco dovuto alla paura;
  2. Dubbi sull’avere le capacità/risorse personali di realizzare il tutto;
  3. Ansia legata alle scadenze;

Nella fase di realizzazione,  la procrastinazione può significare

  1. Stanchezza fisica e mentale;
  2. Perdita di motivazione;
  3. Scontro con evoluzioni/scoperte che trovano impreparato il soggetto.

Senza pretese di esaustività, questo elenco mostra come  dietro un comportamento apparentemente infantile (che  porta a passare tempo  sui social network, a perdersi in conversazioni leggere piuttosto  che impegnarsi  nelle cose scritte nella “to do list”, ad impegnarsi in attività ludiche e improduttive)  si nascondono atteggiamenti mentali e situazioni emotive che vanno curate e modificate.

Non fermarti davanti ai tuoi pensieri: il fatto che la tua mente li produca non significa che rispecchino l’unica  realtà possibile.

Non ignorare le tue emozioni: ascolta il messaggio che ti portano.

Buona vita, Anima bella!