Quante volte da bambini ci saremo sentiti chiedere “ cosa vuoi fare da grande?”

E con la faccia più disorientata che mai, abbiamo fatto spallucce.

Quante volte a questa domanda, invece, ci siamo sentiti dare delle risposte disarmanti: voglio fare il contadino, voglio fare il lavoro di papà, voglio fare l’infermiera , ….

 

Allora, cos’è il senso di scopo? E’ innato o è ispirato? Possiamo immaginarlo , scoprirlo, inventarlo, costruirlo?

 

Stesso dilemma ci si ripropone alla scelta degli studi da intraprendere dopo la scuola dell’obbligo.

E quando dobbiamo scegliere il lavoro da intraprendere.

E all’inizio del nostro primo lavoro.

E ogni volta che dobbiamo fare una scelta di vita.

 

Nella vita, spesso ci facciamo soffocare dall’immediatezza del bisogno. Ci attacchiamo a soluzioni immediate e momentanee. I nonno direbbero “Ci accontentiamo dell’uovo oggi, piuttosto che aspettare che la gallina cresca per domani”

 

Nel lavoro, ci sono realtà dove siamo talmente presi dal fare, che neanche pensiamo più al perché lo facciamo.

E lentamente l’entusiasmo si raffredda,  le energie si affievoliscono, la motivazione fa fatica, tutto diventa pesante, tutto ciò che attiene al lavoro diventa un ostacolo alla nostra felicità.

E ci sono realtà dove la MISSION aziendale è decantata e ultra urlata. Riempie ogni spazio di condivisione e di scambio. Diventa metro di misura del lavoratore e della persona. E’ talmente importante che diventa più importante delle persone, che non sono più persone ma “devoti” o “non devoti”. Ma..anche qui non sempre gli ingranaggi funzionano come dovrebbero.

 

E, ancora… ci sono quelle realtà dove non si parla, non si sa neanche cosa sia La Mission.  Ma si respira un aria di dedizione ed impegno: alle persone, all’ organizzazione, all’obiettivo, al successo di tutti.

 

E da questo nasce la prima domanda: La consapevolezza serve? O si può avere un alto senso di quello che facciamo pur non avendo chiaro il perché?

 

Sapere perché facciamo qualcosa,qual è  il motore delle nostre azioni, quale la visione che abbiamo di noi, in  cosa ci può aiutare?

 

Sentirci un operaio che mette un mattone sopra l’altro è più o meno utile che sentirsi colui che sta contribuendo a costruire una casa accoglienza per i meno fortunati?

 Quale visione è più funzionale al nostro benessere, alla nostra efficacia, alla nostra autostima?

 

Avere una Mission aziendale ha un senso se le persone dell’organizzazione non ne hanno una propria?

Il senso dell’attività di una organizzazione ha presa sulle persone dell’organizzazione quando in questo senso ogni individuo si rispecchia e si riconosce.

Ancora una volta, una saggezza antica può aiutarci a fare un passo avanti: “Le strada dell’inferno è lastricata di buone  intenzioni” potrebbe aiutarci a capire quanto nel tentativo di spostare l’attenzione dal mattone all’alloggio per poveri, ci si dimentichi  che ognuno di noi, in fondo al cuore ha un suo scopo.

 

Il cuore del successo sta nel far coincidere lo scopo individuale con quello dell’organizzazione. Questa strada  non è sempre praticabile.

Allora cosa può far arrivare al successo entrambi? Quando entrambi comprendiamo qual è lo scopo di ciascuno, anche se diverso.  Questo permette  all’organizzazione di ottenere il suo successo attraverso le persone e alle persone, di ottenere i propri obiettivi grazie al lavoro nell’organizzazione. Questo non significa che tutti riescono a realizzare i propri scopi all’interno dell’organizzazione.  Questo significa che l’organizzazione e le persone riconoscono e rispettano gli obiettivi reciproci e si sostengono nel raggiungerli.

 

Questo presuppone consapevolezza.

Quando le energie volano via, quando non c’è più la spinta a far qualcosa. Quando si fa tanto ma non si percepisce soddisfazione. Cominciamo a porci delle domande.

 

  1. Cosa so fare bene? Qual è il mio talento?

 

  1. Cosa offro di me al mio contesto? Alle persone che incrociano la mia strada?Cosa accade quando interagisco nel mio ambiente?

 

  1. Quello in cui mi impegno è quello che realizza il mio essere?

 

  1. Quello che ottengo è funzionale ai miei obiettivi personali?

 

  1. Quello che vivo mi stimola ad impegnarmi e a dare il meglio di me?

 

 5 DOMANDE d’oro.

 Forse non sono le migliori ma possono diventarle se , quando scrivi le risposte, annoti anche le EMOZIONI che le accompagnano. Le emozioni ti sveleranno il vero significato di quello che ti racconti.